L'ultimo viaggio di Cook, Tomo III: Tahiti, le isole della Società e la scoperta delle Hawaii
Edizione italiana modernizzata e illustrata di A Voyage to the Pacific Ocean di James Cook (1776-1780). 370 pagine.
Agosto 1777: Cook ritrova Tahiti, assiste al sacrificio di Attahooroo, stabilisce Omai a Huahine, poi scopre le isole Sandwich. Tomo III dell'ultimo viaggio, riscritto in italiano moderno.
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- Brossura · Ebook (EPUB)
- Italiano
- XVIII secolo
Presentazione
Agosto 1777. La Resolution e la Discovery ancorano finalmente a Tahiti. James Cook vi riporta Omai, quel raiateano che Londra si è contesa per due anni, carico di armature, mappamondi e fuochi d'artificio. Nessuno, sulla spiaggia, gli presta attenzione. Poi qualcuno scorge le sue piume rosse, e tutto cambia.
Seguono sei settimane tra le più intense di tutto il viaggio. Cook assiste, per due giorni, al sacrificio di un uomo sul grande morai di Attahooroo, e conta quarantanove crani ai piedi dell'altare. Passa in rassegna una sessantina di piroghe da guerra schierate nella baia di Matavai. Vede un popolo stupefatto davanti ai primi cavalli che abbiano mai calpestato quella terra. Poi, a Moorea, fa bruciare case e piroghe per due capre rubate, e pesa egli stesso il prezzo del proprio rigore.
Vengono poi l'insediamento di Omai nella sua casa di Huahine e gli addii in lacrime del viaggiatore tahitiano, le diserzioni di Raiatea dove Cook trattiene in ostaggio i figli del capo Oreo, e il mercato di Bora Bora, dove riscatta dal vecchio Opoony l'ancora perduta dieci anni prima da Bougainville. Tra due scali, il chirurgo William Anderson compone il suo lungo ritratto di Tahiti: stagioni e giardini, lingua e rimedi, kava, arioi, atua e regalità, uno dei documenti più completi che il Settecento abbia lasciato sulla società tahitiana.
Poi viene la rotta verso nord e l'ignoto. La vigilia di Natale del 1777, un atollo deserto emerge dall'oceano: vi si pesca la tartaruga, vi si osserva un'eclissi di sole, due marinai smarriti per poco non vi muoiono di sete. Tre settimane dopo, il 18 gennaio 1778, due terre si levano all'orizzonte e uomini salgono a bordo che parlano la lingua di Tahiti, a milleseicento leghe di distanza. Cook le chiama isole Sandwich. Ignora ancora che vi morirà. Il tomo si conclude con la lunga risalita verso la costa della Nuova Albione e l'ancoraggio nella baia di Nootka, nel marzo 1778.
Isabelle Perol riscrive qui nell'italiano di oggi il Libro III di A Voyage to the Pacific Ocean (Londra, 1784), il diario dello stesso Cook e il saggio del suo naturalista William Anderson. Il testo è liberato dalla pesantezza d'epoca, ma fedele al fatto, alla misura e allo sguardo dei marinai: né riassunto, né abbreviazione, né commento inserito nel racconto.
Questa edizione aggiunge un'introduzione, un apparato di riferimenti (glossario, cronologia, indice, nota dell'editore, postfazione), brani scelti del testo originale, mappe d'itinerario e illustrazioni originali che mostrano la rotta seguita. Terzo dei sei tomi dedicati al terzo e ultimo viaggio di James Cook, nella collana Diari di Viaggi Dimenticati. Ogni tomo si legge da solo.
Caratteristiche
- Editore
- Itinerarium Éditions
- Collana
- Oceania e Pacifico
- L'autore
- James Cook
- Epoca del viaggio
- 1777-1778
- Edizione moderna a cura di
- Isabelle Perol
- Lingua
- Italiano
- Formato
- Brossura, 15,2 × 22,9 cm
- Pagine
- 370
- ISBN
- 978-2-489331-46-2
- Pubblicazione
- agosto 2026
L'autore
A Voyage to the Pacific Ocean: Il nostro lavoro editoriale
Questo terzo tomo contiene il Libro III del racconto ufficiale: otto mesi e mezzo di navigazione, dall'ultimo saluto alle isole degli Amici, il 17 luglio 1777, all'ancoraggio nel passaggio di Nootka, sulla costa americana, il 30 marzo 1778. Tra queste due date si collocano il ritorno a Tahiti, lo stabilirsi di Omai a Huahine e la scoperta delle Hawaii, che Cook chiamò isole Sandwich. La materia occupa il secondo volume del Voyage to the Pacific Ocean stampato a Londra nel 1784, quello che il canonico Douglas aveva messo in ordine sulla base dei diari di bordo; le regole fissate in apertura della serie restano valide, e vi torniamo solo per dire ciò che questo tomo ha richiesto di particolare.
Bisognava anzitutto contarne i capitoli. Il volume del 1784 ne stampa due sotto un numero sbagliato: la pagina 190 ripete CHAP. X là dove dovrebbe venire l'undicesimo, la pagina 221 dà CHAP. XI per il dodicesimo, e l'errata corrige allegata al volume segnala essa stessa questa svista di composizione. Noi l'abbiamo seguita, insieme all'indice: il Libro III conta tredici capitoli, né dodici né quattordici.
Questi tredici capitoli sono diventati sedici. Tre di essi, smisurati, contenevano ciascuno due materie che il testo separa da sé: il saggio su Tahiti forma ora due capitoli, il racconto di Kauai si stacca da quello di Niihau, il ritratto delle isole Sandwich si sdoppia tra la terra e gli uomini. La scissione si è fatta lungo queste cuciture visibili, senza fondere né spostare nulla: l'ordine del diario è rimasto intatto. Sono scomparsi, invece, gli argomenti che riassumevano ogni capitolo prima che lo si leggesse, e le note che Douglas inseriva a piè di pagina; ciò che apportavano di sostanziale è confluito nei riferimenti di fine volume.
Prima / dopo
The longitude of the three several places is deduced from the mean of 145 sets of observations made on shore; some at one place, and some at another; and carried on to each of the stations, by the time-keeper. Without pretending to say which of the two computations is the nearest the truth, the longitude of 210° 22' 28", or, which is the same thing, 208° 25' 22", will be the longitude we shall reckon from with the time-keeper, allowing it to be losing, on mean time, 1",69 each day, as found by the mean of all the observations made at these islands, for that purpose.
Senza pretendere di decidere quale dei due calcoli si avvicini di più al vero, prenderemo per riferimento la longitudine di 210 gradi 22 minuti 28 secondi. Ossia, il che equivale allo stesso, 208 gradi 25 minuti 22 secondi al cronometro. Questo ritarda di 1 secondo e 69 al giorno in tempo medio, cioè sull'ora uguale degli orologi e non su quella del sole. Questo ritardo è la media di tutte le osservazioni fatte in queste isole a tale scopo.
Il viaggio in mappa






