Firenze, 1591. Un ragazzo di diciotto anni si imbarca per Siviglia e non farà ritorno che nel 1606, dopo essere stato il primo uomo a compiere il giro del mondo per proprio conto. Francesco Carletti non è né capitano, né ambasciatore, né conquistador: è un mercante colto, mosso dalla curiosità quanto dal commercio.
Lo seguiamo da Capo Verde, dove acquista schiavi insieme al padre, a Cartagena e al Perù, dall'argento di Lima al cacao di Città del Messico, poi attraverso l'immensità del Pacifico fino alle Filippine. Approda in Giappone al tempo delle croci di Nagasaki, attraversa la Cina dei mandarini fino a Macao, dove il padre muore, trascorre venti mesi nella Goa portoghese e incrocia già le flotte olandesi che stanno sconvolgendo l'Asia.
E poi, al largo di Sant'Elena, il disastro: la caracca assalita da navi zelandesi, il saccheggio, la fortuna di una vita intera inghiottita in un giorno. Tornato in patria in rovina passando per Parigi, dove Enrico IV lo riceve alle Tuileries, Carletti racconta a memoria al granduca di Toscana il mondo che nessun europeo aveva ancora percorso in un solo tratto: prima testimonianza di un pianeta improvvisamente collegato dal commercio, tra l'argento del Perù e la seta della Cina.
Il viaggio si racchiude in un'unica traversata del globo: da Siviglia alle Antille, poi Cartagena, l'istmo di Panama e il Perù, prima della lunga rotta del Pacifico percorsa dal galeone di Manila fino alle Filippine, quindi Macao, il Giappone, Goa e infine l'Atlantico del ritorno. Lungo tutto questo itinerario, Carletti guarda con occhi da mercante: pesa le monete, confronta i prezzi, valuta le merci e cartografa le reti commerciali che già collegano quattro continenti. Rientra così tra i primissimi occidentali a descrivere di persona il Giappone e i commerci della Cina dei Ming, con uno sguardo tanto da contabile quanto da curioso. Il disastro di Sant'Elena cambia tuttavia ogni cosa: nella stiva della caracca catturata dai corsari olandesi si trovava anche il carico di schiavi che trasportava per il proprio commercio, fatto che il racconto stesso documenta senza reticenze come pratica ordinaria dell'epoca. Questa perdita, umana nelle sue conseguenze e finanziaria nella sua entità, rovina il mercante e ribalta interamente il senso del suo viaggio. È proprio questo che rende il testo singolare: né relazione missionaria né rapporto ufficiale, si tratta del racconto di un mercante che tiene il proprio mondo come un libro contabile, mescolando spirito d'affari e curiosità quasi etnografica, in contrappunto ai racconti più noti dei grandi navigatori del suo tempo.
Prima riscrittura integrale moderna per il lettore di oggi, che rende leggibile questo racconto senza tradire nulla del viaggio. 20 illustrazioni originali e 9 mappe ridisegnate mostrano l'itinerario, mentre un apparato di riferimenti (glossario, cronologia, indice, nota dell'editore, postfazione, testo originale, suggerimenti di lettura) e brani scelti del testo originale illuminano la lettura.
Nel maggio del 1591 un ragazzo di diciotto anni lascia Firenze per Siviglia. Si chiama Francesco Carletti, è figlio di mercante, e crede di partire per imparare un mestiere. Non tornerà che nel luglio del 1606, dopo aver fatto il giro della Terra. Tra queste due date avrà comprato schiavi a Capo Verde, venduto il suo carico a Cartagena, attraversato l'istmo di Panama a dorso di mulo, soggiornato nella Lima dell'argento e nella Città del Messico dei canali, varcato il Pacifico sul galeone di Manila, visto crocifiggere dei francescani a Nagasaki, sepolto suo padre a Macao, percorso la Cina dei mandarini, vissuto venti mesi nella Goa portoghese, e perduto tutto in un colpo solo al largo di un'isola sperduta dell'Atlantico. Non era né capitano, né ambasciatore, né conquistador. Era mercante, e viaggiava per proprio conto. È questo a rendere unica la sua storia.
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